Un anno di numeri record
L’Agenzia delle Entrate ha pubblicato i nuovi dati relativi al 5×1000 e l’elenco ufficiale dei 95.980 enti beneficiari. Una cifra in costante crescita, alimentata dalla migrazione verso il RUNTS che continua ad ampliare il perimetro del 5×1000 con molte nuove realtà.
Il dato più rilevante riguarda le risorse distribuite: 602,5 milioni di euro, il valore più alto mai registrato, con un incremento del +15,2% rispetto al 2024. Una crescita senza precedenti che conferma un trend ormai consolidato e la centralità del 5×1000 come strumento di finanziamento stabile e strategico.
L’andamento del 2025 è definito da tre elementi chiave:
- aumento dell’importo totale: da 522,9 a 602,5 milioni (+15,2%)
- crescita del numero di firme: 15,55 milioni (+2,5%)
- incremento della media per firma: da 34,45 € a 38,74 € (+4,29 €), segnale di redditi IRPEF medi più elevati
Questi dati mostrano che la crescita non è dovuta tanto a un aumento dei contribuenti che scelgono il 5×1000 quanto a un valore economico più alto associato al reddito complessivo.
L’aumento degli enti ammessi, pur rappresentando un segnale positivo di vitalità del Terzo Settore, comporta anche una maggiore competizione. Più soggetti in elenco significa una frammentazione crescente delle scelte e la necessità di investire in strategie di comunicazione, posizionamento e fidelizzazione.
Una distribuzione ancora molto concentrata
La concentrazione delle risorse rimane elevata: i primi dieci enti raccolgono circa il 28% del totale, una quota stabile negli anni.
Anche la distribuzione per categorie conferma una forte polarizzazione:
- Volontariato/ETS: 464 milioni
- Ricerca sanitaria: 176,9 milioni (media per firma: 49,94 €)
- Ricerca scientifica: 172,5 milioni (media per firma: 46,94 €)
- ASD: 21,7 milioni (media per firma: 37,40 €)
- Comuni: 17 milioni (media per firma: 31,72 €)
- Beni culturali: 5 milioni (media per firma: 48,63 €)
- Aree protette: 777.000 euro (media per firma: 167,33 €)
Volontariato e Terzo Settore restano i protagonisti assoluti, assorbendo oltre il 75% delle risorse complessive.
La distribuzione territoriale mette in evidenza il peso rilevante di due regioni che, insieme, superano la metà dei fondi complessivi: la Lombardia con 215,3 milioni (35,7% del totale) e il Lazio con 113,9 milioni. Questo risultato è legato alla presenza, in entrambi i territori, delle principali fondazioni di ricerca e delle grandi ONG nazionali, capaci di attrarre volumi molto elevati di firme e quindi di risorse.
Vent’anni di crescita continua
A vent’anni dalla sua introduzione, il 5×1000 continua a crescere e a consolidarsi come una delle leve più importanti per la sostenibilità economica e la capacità di sviluppo del Terzo Settore italiano. Dal 2006:
- gli importi sono passati da 338 a 602,5 milioni (+78%)
- gli enti ammessi sono triplicati (da 30.950 a quasi 96.000)
- il 2025 rappresenta l’incremento annuo più consistente in valore assoluto
Esiste un modello predefinito di campagna 5×1000?
Dopo oltre vent’anni trascorsi ad accompagnare gli enti nella pianificazione e gestione delle campagne 5×1000, possiamo rispondere: no.
Esistono alcuni principi di base imprescindibili, ma l’esperienza e i risultati dimostrano che una buona strategia di comunicazione per questo strumento di fundraising deve essere costruita mettendo al centro le peculiarità dell’organizzazione e il suo capitale relazionale.
Ogni strategia efficace nasce da un’attenta analisi del posizionamento dell’ente, della sua capacità di ingaggiare una community di riferimento, della presenza strutturata in un territorio o in contesti specifici, della possibilità di integrare canali online e offline e della capacità di attivare nuovi pubblici.
Un decalogo per partire
1. Definire obiettivi chiari ogni anno
Ad esempio: incremento delle firme da nuovi prospect, oppure incremento su pubblici già in target ma non ancora attivati. Sono obiettivi molto diversi, che richiedono strategie e KPI completamente differenti. Possono coesistere in una strategia, ma richiedono messaggi e canali comunicativi differenziati.
2. Valutare la presenza territoriale in equilibrio con il digitale
Se l’ente dispone di touchpoint fisici, questi vanno valorizzati: servizi e attività sul territorio, luoghi di relazione, reti attivabili (aziende, partner, comunità locali). Il territorio è una leva potente di credibilità e visibilità concreta.
3. Superare il concetto di “cittadinanza” come target
“La cittadinanza” non è un target. È necessario segmentare i pubblici, definire messaggi specifici e adattare linguaggi e narrazione. La campagna efficace parla a persone precise, non a categorie generiche.
4. Rendere semplice destinare la preferenza
Molte campagne danno per scontato che tutti sappiano cos’è il 5×1000, come funziona, dove firmare e come ricordare il codice fiscale. Serve invece spiegare chiaramente come fare, rendere il CF sempre disponibile (email, SMS, cartaceo, WhatsApp) e facilitare ogni passaggio, ricordando che il momento in cui si vede la campagna può non coincidere con quello in cui si compila la dichiarazione dei redditi.
5. Investire in comunicazione
Senza comunicazione non esiste campagna 5×1000. Occorre pianificare un investimento coerente con gli obiettivi, scegliere i canali più efficaci ed efficienti e monitorare le performance per ottimizzare anno su anno. Senza un investimento adeguato non si possono attendere risultati significativi.
6. Non solo chiedere: chiedere, ringraziare, rendicontare
Chiedere non è sufficiente. La formula da non dimenticare è: chiedi, ringrazia, rendiconta. In particolare: spiega cosa farà l’ente con il contributo, esplicita una call to action chiara, ringrazia chi hai coinvolto e racconta come il valore delle firme destinate si sia trasformato in progettualità concreta.
7. Attivare la rete come moltiplicatore
La campagna non deve essere veicolata solo dall’ente. Volontari, dipendenti e collaboratori sono testimonial preziosi: fornendo loro materiali semplici da condividere (kit, grafiche, messaggi pronti) le campagne diventano diffuse e partecipate. Vanno però sempre accompagnate e spiegate, per rendere tutti consapevoli e preparati a sostenere un passaparola efficace.
8. Integrare online e offline
Le campagne più efficaci sono omnicanale, coerenti nel messaggio e adattate ai diversi contesti.
9. Capitalizzare lo sforzo nel tempo
La campagna 5×1000 non è un’attività annuale isolata: è un percorso cumulativo. Ripartire ogni volta da zero significa disperdere valore, relazioni e investimenti costruiti nel tempo. È fondamentale costruire una memoria strategica strutturata, sistematizzare i materiali di campagna, mantenere una comunicazione attiva tutto l’anno e coltivare la relazione con i sostenitori ingaggiati, trasformando un atto una tantum in un legame continuativo.
10. Analizzare e monitorare il dato
Anche se i risultati del 5×1000 arrivano con un ritardo significativo, la loro analisi è uno strumento strategico fondamentale: occorre interpretarli e metterli in relazione con le azioni di comunicazione attivate. Una lettura evoluta consente di confrontare l’andamento delle firme nel tempo, analizzare il valore medio per firma e fare un benchmark per ambito di intervento, per valutare il posizionamento rispetto ad altri enti e identificare opportunità di differenziazione.
Il 5×1000 non si gestisce, si progetta. Funzionano le campagne costruite con coerenza rispetto all’identità dell’ente, valorizzazione delle relazioni e chiarezza comunicativa.